Economia circolare: come recuperare gli scarti dell’uva

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In quest’articolo andiamo a vedere come recuperare gli scarti dell’uva uva volta finita la spremitura.

In Italia si producono ogni anno 50 milioni di ettolitri di vino e mosto di cui, approssimativamente, il 20% è composto dai residui solidi della vinificazione. Ciò significa che la quantità di scarti dell’industria enologica italiana è di circa 2 milioni di tonnellate.

Tra gli scarti troviamo vinacce, vinaccioli, raspi, foglie e reflui di cantina. Ma come recuperare gli scarti di lavorazione dell’uva? Scarti e sottoprodotti dell’uva possono diventare delle risorse preziose per ottenere prodotti funzionali, innovativi e sostenibili seguendo il concetto di  economia circolare.

Tutto ciò contribuisce a creare opportunità per rendere l’economia mondiale più sostenibile e a salvaguardare le risorse. Sono numerose le aziende e le cooperative che hanno sviluppato tecnologie in grado di fornire prodotti impiegati in moltissimi settori, dall’alimentare alla cosmetica, dalla farmaceutica all’edilizia. Vediamo qualche esempio da vicino.

1. Come recuperare gli scarti di lavorazione dell’uva: le vinacceeconomia circolare come riutilizzare le vinacce

Partiamo dalle vinacce. Tradizionalmente le vinacce vengono distillate per la produzione della grappa oppure riportate in vigna come fonte di nutrimento per il terreno.

Cos’altro possiamo fare con le vinacce una volta che la spremitura delle uve è terminata? Uno dei principali campi di applicazione per il riutilizzo delle vinacce è quello cosmetico. Le vinacce si rivelano componenti fondamentali di oli, maschere, creme di bellezza con funzione depurante, idratante e tonificante per il viso e il corpo. Inoltre gli estratti delle bucce sono ricchi di polifenoli in grado di esercitare un’azione antinfiammatoria e di contrastare i radicali liberi, prevenendo l’invecchiamento. Un’azienda italiana che riutilizza gli scarti della produzione dell’uva per realizzare cosmetici naturali è Grapey.

Quello cosmetico non è l’unico ambito in cui è possibile impiegare le vinacce per dare loro una seconda vita. Sapevi che possono anche essere utilizzate per realizzare tessuti e fibre green e cruelty free? Gli oli e le fibre contenute nelle vinacce vengono sottoposti a trattamenti speciali per dare origine a dei tessuti del tutto simili alla pelle di origine animale, ma completamente vegetali. Uno tra i primi esempi di produzione di pelle vegetale derivante dagli scarti dell’uva è wine leather, la pelle che nasce dal vino prodotta dall’azienda milanese Vegea.

1.1 Vinacce in ambito medico e di biocarburanti

Spostandoci all’ambito medico, alla Nobil Bio, centro di ricerca biotecnologica di Asti, è stato dimostrato sperimentalmente che i polifenoli estratti dalle vinacce possono combattere l’osteoporosi e agevolare la ricostruzione delle ossa. L’azienda punta a porre le basi per sviluppare un materiale granulare per la rigenerazione ossea, nonché una linea cosmetica che sfrutti le proprietà antiossidanti e anticancerogene degli stessi polifenoli.

Le vinacce possono essere utilizzate anche come fonte per produrre l’etanolo da utilizzare da solo o in miscela nei cosiddetti biocarburanti. In Italia il progetto ViEnergy, ha permesso di ottenere un carburante costituito da un’unione di bioetanolo da scarti vinicoli, gasolio e additivi di origine vegetale. I primi test sono stati effettuati sui mezzi pubblici di Marsala, allo scopo di rilevare i probabili vantaggi nelle emissioni di particolato, che si sono rivelate inferiori rispetto a quelle prodotte dai mezzi alimentati con gasolio fossile.

2. Come recuperare e riutilizzare i vinaccioli?

I vinaccioli sono i semi dell’acino d’uva e anche loro si possono recuperare e trasformare. Da questi semi infatti si estrae un olio dal grande valore nutrizionale, molto utilizzato in campo industriale, cosmetico e alimentare. 

Questo olio spremuto a freddo è particolarmente ricco di antiossidanti (es. resveratrolo, acido linoleico) e in diversi studi ha dimostrato essere un possibile rimedio per alleviare molteplici disturbi: di carattere visivo, cardiovascolare, linfatico, dona anche sollievo da sindrome premestruale e contribuisce nella prevenzione del cancro. Poiché gli antiossidanti deperiscono con il calore è consigliabile utilizzarlo a crudo, perfetto per condire insalate, verdure o filetti di pesce. 

Ci sono studi che hanno valutato l’impiego dei vinaccioli nella formulazione di würstel allo scopo di ridurre il contenuto calorico ed abbassare i livelli di colesterolo, oppure in combinazione con un estratto ed uno sfarinato di vinaccioli per sostituire il grasso aggiunto e prevenire l’ossidazione lipidica.

3. Cosa fare dei raspi dell’uva?raspi uva riutilizzo scarti lavorazione uva

Parliamo ora dei raspi. Il raspo è uno dei sottoprodotti dell’uva meno valorizzato nel campo dell’alimentazione umana. Spesso viene recuperato nella produzione di mangimi.

I raspi hanno un’elevata presenza di olocellulosa e possono essere utilizzati come fonte di cellulosa per la realizzazione di compositi rinforzati o per la produzione di carta.

4. Come recuperare gli scarti dell’uva: le fecce del vino

Le fecce sono il residuo depositato dopo la fermentazione del vino formato principalmente da lieviti esausti, tartrati e impurità derivate dall’uva. La feccia è tradizionalmente una materia prima fondamentale per la produzione di etanolo e acido tartarico. Quest’ultimo presenta molte applicazioni in campo alimentare, poiché è dimostrato essere un ottimo stabilizzante, in sostituzione dell’acido citrico.

Addirittura alcuni acidi, come l’acido gallico, insieme ad altri estratti fenolici, pare abbiano la capacità di contrastare l’adesione batterica allo smalto dentale, sollecitando interesse nella produzione di alimenti funzionali come ad esempio gomme da masticare.

4.1 Produzione di gelati e biogas con le fecce del vino

Alcuni studi hanno sperimentato l’aggiunta di fecce del vino durante la produzione di gelati, modificandone positivamente le caratteristiche come la viscosità, la dimensione dei globuli di grasso, il pH e il peso specifico, arricchendo il prodotto finale in composti fenolici e sostanze antiossidanti.

Un’ulteriore valorizzazione delle fecce potrebbe essere rappresentata anche dalla produzione di biogas ricco in metano mediante digestione anaerobica. Vi sono infatti numerosi studi che utilizzano le fecce come co-substrato per la produzione sia di biogas che di digestato biostabilizzato.

Queste sono solo alcune delle modalità per valorizzare le risorse e riconvertire gli scarti enologici generando un’economia più sostenibile. Lavoriamo oggi con il massimo rispetto per l’ambiente al fine di salvaguardare il futuro.

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